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Storia di N., violenza di genere e ipocrisia istituzionale

Il 18 Novembre, N. arriva all’aeroporto di Fiumicino, a seguito di trasferimento dalla Germania secondo il regolamento di Dublino.

N. è una delle tante donne vittima di violenza domestica, ripudiata dal marito, umiliata, maltrattata, fuggita in un Paese, la Germania, che per qualche mese le offre l’illusione di un rifugio, per poi rigettarla al punto di partenza.Sono storie che si ripetono, nei modi e nell’inopportunità dei tempi:

 “Sono venuti a prendermi dentro casa. Sono stati terribili. Non ho avuto nemmeno il tempo di prendere tutti i miei documenti. Non ho potuto, mi hanno trascinata via. Così mi sono ritrovata in aeroporto in piena notte, in attesa del volo per l’Italia del mattino.”

Alla sofferenza di N. segue una perdita della speranza, solitaria, profonda, che ammutolisce.Quando arriva a Fiumicino, attende inutilmente all’aeroporto che le venga offerta una destinazione sicura, un posto dove poter almeno dormire, mentre si trova nuovamente abbandonata a se stessa, sola e stretta nello scialle giallo entro cui si avvolge.

È del 16 Novembre 2020 la dichiarazione della Sindaca di Roma Virginia Raggi, che scrive sul sito del comune di Roma: “I servizi di Roma Capitale a sostegno delle donne vittime di violenza non fermano mai la propria azione: sono attivi h24 per offrire aiuto, consulenze e percorsi di fuoriuscita dai maltrattamenti. Questi servizi sono essenziali e gli investimenti proseguono per rafforzare sempre di più la rete di strutture sul territorio. In questi anni abbiamo già aperto cinque nuovi Centri Antiviolenza e altri importanti punti di riferimento sono in cantiere sul territorio cittadino. Ringrazio le nostre operatrici e tutti coloro che contribuiscono al fondamentale lavoro di informazione, sensibilizzazione e sostegno concreto alle donne per prevenire e contrastare la violenza di genere”

Sono le 19.30 del 18 Novembre, ma nessuno dei celebrati centri di accoglienza per donne mette a disposizione un posto: così N. scopre, e noi con lei, la reale qualità del servizio di accoglienza per donne vittime di violenza.Si attiva quindi la rete solidale e le prime telefonate vengono fatte alla Sala Operativa Sociale. “Ora non c’è posto. La mettiamo in lista. Vediamo domattina”.Le varie strutture deputate all’accoglienza di donne sono in forte difficoltà: con insufficienza di posti o in isolamento causa Sars-COv-2 e comunque non si entra senza il tampone negativo. Pur essendosi sottoposta al tampone in aeroporto, N. non trova alcun posto e l’accoglienza a cui ha diritto, è rimandata al giorno successivo.Troviamo un’accoglienza informale, perché almeno N. non stia per strada quella notte, e intanto avviamo la richiesta tramite mail al centro di Via Assisi, nella speranza di un consiglio, di una possibilità, ma ci rispondono di continuare a chiamare la SOS.Il giorno dopo richiamiamo la Sala Operativa Sociale, che risponde: “l’unico centro per donne che abbiamo è in quarantena”.

Com’è possibile che in piena emergenza Covid e con un incremento dei casi di violenza contro le donne, vi sia per queste un unico centro da accoglienza a Roma? Come è possibile che non si attivino d’urgenza presidi idonei per chi resta per strada, in particolare per chi è maggiormente vulnerabile?
Come si può rivendicare l’attenzione alla tutela delle vittime di violenza, come ha fatto la Sindaca Raggi, se non si è in grado di mettere a disposizione un letto in una situazione di emergenza e quando l’intera rete dell’antiviolenza è evidentemente in affanno?

N. è ancora senza risposte da parte del Comune ma per il momento è al sicuro: grazie alla rete solidale che non l’ha lasciata da sola, in strada, al freddo e senza la minima speranza. In questo scenario di violenza sulle donne in aumento, di precarietà senza precedenti, tutte noi attendiamo una soluzione dalla Sindaca Virginia Raggi e dal Comune di Roma, Roma Capitale.

 

Le parole vuote, senza riscontro nella realtà dei fatti, affondano nelle ferite di chi ha subito violenza, di tutte noi.Come gli sfratti, gli sgomberi alle strutture della rete solidale in città. Come lo sgombero, proprio oggi, giorno contro la violenza sulle donne, del Nuovo Cinema Palazzo
 a San Lorenzo, che quelle donne le accoglie in assemblee per organizzarsi e battersi per i propri diritti.

#NoAllaViolenzaSulleDonne#stopviolenceagainstwomen#nonunadimeno

In foto: di Michele Lapini, 2018 manifestazione di NON UNA DI MENO

Il 18 Novembre, N. arriva all’aeroporto di Fiumicino, a seguito di trasferimento dalla Germania secondo il regolamento...

Pubblicato da Pensare Migrante su Mercoledì 25 novembre 2020

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