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Senegal, tra sfruttamento delle multinazionali e politiche migratorie liberticide: aumentano le morti in mare

Basta morti in mare!
Come riportato da Watch The Med – Alarmphone, nell’ultima settimana più di 480 persone sono morte o disperse lungo la rotta atlantica, nel tentativo di raggiungere le isole Canarie.
Due grandi incidenti al largo delle coste senegalesi, rispettivamente a Mbour (il 24 ottobre) e St. Louis (il 30 ottobre), hanno causato complessivamente 300 tra morti e dispersi.
La rotta atlantica rappresenta la più pericolosa per raggiungere l’Europa, con un morto su ogni venti persone che partono*. Tuttavia, con il progressivo ridursi delle altre rotte, nel 2020 gli arrivi via mare nelle Isole Canarie sono aumentati del 500%, raggiungendo 11.234 arrivi a ottobre 2020 **.
Queste morti sono il risultato diretto della progressiva esternalizzazione delle frontiere messa in atto dall’Unione Europea, che è stata riconfermata come punto cardine delle politiche migratorie europee all’interno del nuovo Patto per la Migrazione e l’Asilo, presentato dalla Commissione Europea lo scorso settembre.
Il Senegal fa parte di quei paesi considerati dal Governo italiano come ‘sicuri’ e questa classificazione, alla luce delle procedure accelerate previste dal nuovo Decreto Lamorgese, rende più complesso ottenere un documento regolare per soggiornare sul territorio, per coloro che riescono a raggiungere l’Italia o vi sono già riusciti, poiché l’unica strada possibile è quella della richiesta di asilo.
Migliaia di giovani senegalesi che vivono nei paesi sulla costa e la cui economia era basata sulla pesca, sono disoccupati a causa della progressiva monopolizzazione del settore ittico da parte di multinazionali: non vedono altra possibilità, se non quella di partire alla ricerca di un futuro migliore ***
F. è una donna senegalese che vive nell’insediamento informale di Borgo Mezzanone, è arrivata in Italia nel 2014 dopo che il marito è morto, attraverso la Libia. Unica della sua famiglia ad essere in Europa, per supportare i figli, le figlie, la madre e i fratelli senza un lavoro è costretta a lavorare senza tregua. Vorrebbe far venire la figlia in Italia, per aiutarla a supportare la famiglia, ma al momento le uniche strade praticabili sono estremamente rischiose.
Riuscire ad ottenere un visto per l’Italia è praticamente impossibile, considerando che gli accessi previsti dal decreto flussi, l’unico meccanismo di ingresso regolare previsto dal governo italiano, sono stati drasticamente ridotti negli ultimi dieci anni: attualmente sono concessi solo 30.000 ingressi all’anno, legati alla garanzia di un’offerta di lavoro.
La mancanza di vie di accesso legale è la prima causa delle morti in mare. Senza l’apertura di canali di ingresso legale e con il progressivo rafforzamento delle frontiere esterne, le morti in mare e nel deserto aumenteranno inevitabilmente.
E anche se frontiere e morti saranno più lontane e i governi europei non si sentiranno direttamente coinvolti, le responsabilità rimarrà la nostra.

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