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Poste Italiane continua ad alzare muri per l’apertura di cc gratuito ai richiedenti asilo

Con un post del 23 luglio 2020 abbiamo denunciato la pessima condotta di un impiegato allo sportello diPosteItaliane Spa e, nonostante le rassicurazioni da parte del Responsabile della Comunicazione circa l’impegno dell’azienda a recepire le nostre testimonianze sulle barriere all’accesso bancario per i richiedenti asilo, nessuno ha mai risposto alla nostra email.
Oggi torniamo a raccontare di una nuova efferatezza.
B.T., giovane richiedente asilo che parla un ottimo italiano, già una settimana fa aveva ricevuto un diniego immotivato all’apertura del conto corrente di base gratuito, strumento indispensabile anche per facilitare la formalizzazione di un contratto di lavoro.
Venerdì 6 novembre si è presentato per reiterare la richiesta, questa volta con l’informativa legale e il supporto in diretta telefonica in viva voce di un’operatrice di Pensare Migrante.
Si è rivolto allo sportello 4, secondo la chiamata del totem, ma non avendo l’impiegata compreso la richiesta, è stato indirizzato alla collega dello sportello 11, la quale gli ha ripetuto il diniego, attribuendone la ragione nel documento esibito. A quel punto il giovane ha voluto documentare l’ingiustizia subita scattando le foto allegate, mentre una voce dalla zona degli sportelli gli intimava di non farlo: allora è sopraggiunta una terza impiegata, che ha tentato di prendere il telefono dalle sue mani ignorando, oltretutto, l’obbligo al mantenimento della distanza di sicurezza anti-covid.
Quando l’operatrice legale ha rammentato a quest’ultima che, grazie alle circolari interne di posteitaliane 129/2019 e 76/2020, il consumatore ne aveva diritto in quanto richiedente asilo e le chiedeva il codice identificativo, con cui lei si assumeva la responsabilità del diniego, per inviare il reclamo via PEC, l’impiegata si è rifiutata di interloquire ritirandosi dallo sportello.
Come se non bastasse, quando B.T. ha provato a lasciare l’ufficio, sempre in collegamento con la nostra operatrice legale, si è accorto che la porta scorrevole era stata bloccata.
La preoccupazione del ragazzo ha reso necessarie le rassicurazioni dell’operatrice, per telefono e sempre in viva voce, circa il fatto che avrebbe offerto la propria testimonianza a questo illecito trattenimento, oltre alla minaccia di chiamare i carabinieri: solo dopo queste parole, l’impiegata ha sbloccato la porta lasciando uscire il ragazzo con un paternalistico “va be’, vai”.
Chiediamo a Poste Italiane:
– L’immediata attivazione del cc di base per il signor B.T.;
– un provvedimento disciplinare per le tre impiegate agli sportelli e alla dirigenza;
– un incontro, da fissare il prima possibile, con un referente dei sistemi informatici interni (area sviluppo) e un referente della formazione;
– l’impegno da parte di Posteitaliane spa a produrre una nuova circolare, supportata da un completo adeguamento del sistema informatico e della formazione, che non lasci al singolo operatore/consulente/direttore la volontà di essere o meno disponibile, dinanzi a richiedenti asilo, titolari di una protezione (vin corso di validità o in fase di rilascio/rinnovo) e senza fissa dimora;
– un urgente aggiornamento delle linee guida fornite alla società a Reggio Calabria, riguardo all’acquisizione dell’autocertificazione per reddito zero o inferiore a 11600 euro, che garantisce il diritto alla gratuità dei servizi e della gestione del conto corrente di base;
– una circolare che risolva le ambiguità circa l’apertura di un conto corrente di base per chi avviato la richiesta di emersione (passaporto o carta di nazionalità o carta di identità con la ricevuta, per chi ha richiesto sanatoria comma 1; permesso di soggiorno scaduto con ricevuta, per chi ha richiesto sanatoria comma 2).

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