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NON SIAMO PACCHI. Lettera dai “dublinati”

Siamo cittadini stranieri, in Italia anche da diversi anni e ci sentiamo vittime di un sistema secondo noi sbagliato, che ci considera dei pacchi invece che delle persone.
Siamo cittadini stranieri, in Italia anche da diversi anni e ci sentiamo vittime di un sistema secondo noi sbagliato, che ci considera dei pacchi invece che delle persone.

Siamo richiedenti asilo, provenienti da paesi quali la Palestina e l’Iraq, il Libano la Siria prevalentemente. Paesi nei quali rischiamo la vita in prima persona, ci sono conflitti armati che ci impediscono di vivere una vita normale, di studiare, di lavorare e di avere una famiglia.

Le rotte migratorie illegali che abbiamo percorso non ci hanno mai permesso di scegliere il paese che doveva esaminare la nostra richiesta, e abbiamo anche capito l’Europa non tutela in modo uniforme i diritti dei richiedenti asilo.

Infatti nei paesi scandinavi dove siamo stati e abbiamo chiesto asilo, e in particolare in Svezia e in Danimarca, hanno rigettato le nostre richieste indicando i nostri paesi come sicuri e decretando per ognuno di noi un ordine di rimpatrio.

Abbiamo deciso di chiedere asilo in Italia, un paese che applica tutte le tutele internazionali in materia di protezione, anche per quei paesi come L’Iraq e la Palestina, la Siria e il Libano. Paesi in guerra dove la nostra vita sarebbe in pericolo.

Ma c’è questa legge che non permette di presentare le nostre domande in Italia, e di fronte alla quale l’unico strumento che abbiamo è il ricorso al tribunale che tuttavia dura anche tre anni.

Molti di noi sono qui in Italia dal 2016, dal 2017 in un limbo infernale di attesa e angoscia, e qualcuno di noi è stato anche rimandato in nord Europa (dopo aver soggiornato in Italia per oltre 3 anni) e detenuto in un carcere danese in attesa di rimpatrio.

Con questa lettera ci rivolgiamo ai magistrati del paese affinché aprano gli occhi sulle violazioni perpetrate da alcuni paesi europei nei confronti dei rifugiati (la media di riconoscimento in Italia dei casi provenienti dai nostri paesi è superiore al 90%) e li esortiamo a riconoscere la nostra necessità di protezione.

Li esortiamo a sospendere i provvedimenti di trasferimento verso i paesi competenti ai sensi del regolamento Dublino Ter, e attendere il giudizio qui in Italia.

Le nostre vite non sono vite di scarto, siamo richiedenti asilo in cerca di protezione.

#NonSiamoPacchi #WeAreNotPackages

We are foreign citizens, we have been in Italy for several years and we feel victims of a system we believe to be wrong, which considers us parcels rather than people.

We are asylum seekers, coming from countries such as Palestine and Iraq, Lebanon and Syria. Countries where we risk our lives, where ongoing armed conflicts prevent us from living a normal life, studying, working and having a family.

The illegal migration routes we traveled never allowed us to choose the country that had to examine our requests, and we also understood that Europe does not protect in the same ways the rights of asylum seekers.

In fact, in the Scandinavian countries where we have been and asked for asylum, and in particular Sweden and Denmark, have rejected our requests, indicating our countries as safe and decreeing a repatriation order for each of us.

We have decided to seek asylum in Italy, a country applying all international safeguards in terms of protection, especially for those countries like Iraq and Palestine, Syria and Lebanon. Countries at war where our lives would be in danger.

But due to the Dublin Regulation, we cannot simply submit our applications in Italy, we need to first appeal in court. However, the appeal can take up to three years.

Many of us have been here in Italy since 2016, in a infernal limbo of waiting and anguish since 2017, and some of us have also been sent back to northern Europe (after staying in Italy for over 3 years) and detained in a Danish deportation centre while waiting to be repatriated 

With this letter we call the country’s magistrates to open their eyes on the violations which some European countries perpetrate against refugees, while in Italy the average recognition rate of applications from our countries is over 90%. We ask them to acknowledge our need for protection.

We call on them to suspend transfer measures to those European countries in charge according Dublin ter regulation, and to be able to await for judgment here in Italy.

Our lives are not waste lives. We are asylum seekers seeking protection.

#WeAreNotPackages #NonSiamoPacchi

Abbiamo inoltrato la lettera da parte dei nostri assistiti, in qualità di associazione di tutela dei migranti ai sensi dell’art 42 del TU 286/98: alla Corte Costituzionale, al Consiglio Superiore della Magistratura, alla Scuola di Alta Formazione della Magistratura Alle sezioni specializzate immigrazione dei Tribunali di Bari, L’Aquila, Latina, Lecce, Perugia, Rieti, Roma, Al Ministero di Giustizia e al Ministro, al Ministero dell’Interno e al Ministro, al Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione.
 
Insieme ai richiedenti asilo, vittime del Regolamento di Dublino vogliamo denunciare che: – i tempi giudiziari, spesso molto lunghi, non sono accompagnati da una sospensiva del provvedimento di trasferimento, che mette in una condizione di rischio i richiedenti asilo, anche nel caso il tribunale rigetti il ricorso “per incompetenza territoriale”.
 
Una motivazione che sta contraddistinguendo molti procedimenti, per i quali i ricorrenti si trovano ad essere rimpallati da un tribunale all’altro, in attesa che la Corte di Cassazione faccia chiarezza; – in assenza di un decreto di sospensione del trasferimento dall’Italia verso i paesi terzi, il richiedente asilo si trova a rischiare un rimpatrio da parte del paese competente, violando il principio enunciato nel preambolo del Regolamento di Dublino III : “gli Stati membri, tutti rispettosi del principio di non respingimento, sono considerati Stati sicuri per i cittadini di paesi terzi”

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