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Nessuna stazione abbia il nome dell’oppressione

La nuova stazione della metro C di Roma non si chiamerà più Amba Aradam, come la via inaugurata da Mussolini nel 1936, per ricordare la battaglia guidata da Badoglio in Etiopia, ma sarà dedicata a Giorgio Marincola, giovane partigiano italo-somalo, ucciso dai nazifascisti. Una scelta importante per ricordare la lotta partigiana, per ricordare che la lotta partigiana è stata internazionalista, che la lotta per la libertà non ha frontiere, non ha discriminanti del colore della pelle. Un’occasione per ricordare anche che il colonialismo ha portato violenza, sterminio, oppressione, furto di risorse e di terra, che ha lasciato in Africa un’eredità di oppressione, dolore, stravolgimento culturale, miseria. Un passato con cui l’Italia non ha ancora fatto i conti, per cui non ha chiesto scusa abbastanza e che continua a legittimare oggi razzismo e violenze.
La notte del 18 giugno scorso, la Rete Restiamo Umani di Roma, con un’azione di guerriglia odonomastica, aveva cambiato i nomi di alcuni luoghi che celebrano, invece di condannarli, gli orrori del colonialismo italiano in Africa e aveva lasciato uno striscione lungo le barriere che delimitano il cantiere della metro C “Nessuna stazione abbia il nome dell’oppressione”. Da lì una petizione on line per intitolarla a Marincola e nei giorni scorsi la decisione dell’amministrazione capitolina.
Non un atto coraggioso ma un atto dovuto per raccontare la storia, per dare lucidità e giustizia alla memoria collettiva.
#marincola
#RestiamoUmani

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