denunce,  diritti,  donne migranti

La resilienza delle donne durante la pandemia

Migrant Women Press, un’organizzazione giornalistica con prospettive di genere  e migrazione, ha parlato con attiviste e organizzazioni che lavorano con le donne migranti in Italia per sapere come la pandemia di Covid-19 abbia limitato la loro vita e le loro attività e cosa stiano facendo per superare queste difficoltà.
Casa di Ramia è un centro interculturale di Verona, noto come spazio sicuro, dove donne di diverse origini si incontrano per creare, imparare e sviluppare progetti diversi.
È anche un luogo che molte organizzazioni di donne locali usano come base per le loro attività. Soprattutto, è un luogo dove le donne possono ascoltarsi e sostenersi.
Durante la quarantena, alcuni gruppi sono riusciti a continuare alcune le loro attività a distanza utilizzando Internet ma l’impatto della chiusura di questo spazio è enorme: molte donne sono ora isolate, in difficoltà economiche e rischiano di essere vittime di violenza domestica.
Per le organizzazioni di donne migranti, la quarantena rappresenta l’incertezza dei finanziamenti, la mancanza di sostenibilità dei progetti e poche possibilità di dare sostegno alle donne in difficoltà.
“L’impatto di questa chiusura è terribile perché questi spazi di incontro sono essenziali per il sostegno reciproco. Questa situazione di isolamento è difficile. Cerchiamo di resistere, ma non possiamo fare molto”, ha spiegato Elena Migliavacca, coordinatrice di Casa di Ramia.

Arpilleras: La resilienza delle donne dell’America Latina ispira le donne in Italia durante la quarantena

Durante gli anni Settanta e Ottanta, sotto il regime militare totalitario di Augusto Pinochet in Cile, le donne creavano Arpilleras – ricami e quadri patchwork dai colori vivaci – che usavano per condividere il loro dolore per i mariti, i padri, i familiari e gli amici che venivano uccisi, torturati e fatti scomparire.
Il ricamo Arpilleras ha documentato e denunciato le oppressioni durante un regime che non consentiva la libertà di espressione, ha contribuito a registrare la capacità di resistenza delle donne di superare la sofferenza, la perdita e la disperazione. E’ poi diventato un movimento che ha ispirato prima le donne in America Latina e in seguito le donne di altri Paesi. Il ricamo Arpilleras è usato oggi anche come strumento per denunciare la violenza di genere e altre forme di oppressione.
Vitka, un’avvocatessa specializzata in studi sociali, lavora presso il Patronato INAC e fornisce consulenza, supporto giuridico e amministrativo ai migranti. Ha dato vita al gruppo Arpilleras attraverso cui le donne creano narrazioni. Quando è iniziata la quarantena in Italia, Vitka ha continuato a tenere il workshop utilizzando WhatsApp.
 
“Mi sono ricordata che vengo dal Sud America e li noi inventiamo tutto. Così ho detto al gruppo: se siete d’accordo, possiamo tenere le lezioni attraverso WhatsApp. Dopo di che, abbiamo iniziato a condividere video, foto e persino a ballare. Ho messo delle canzoni e le 5 donne che quel giorno erano online hanno ballato. Sono stata ispirata da quello che è successo nel mio Paese. Abbiamo molti problemi, ma andiamo avanti”.

Le sfide per sostenere le donne migranti durante la pandemia

Un numero significativo di donne migranti in Italia sono lavoratrici informali, e la disoccupazione in questo gruppo è elevata. Dopo la pandemia, la situazione è peggiorata.
L’Associazione Stella è un’organizzazione con sede presso la Casa di Ramia che offre supporto per l’occupazione delle donne migranti, aiutando nella redazione dei CV, nella ricerca di lavoro e opportunità di formazione.
Organizza anche corsi di informazione e orientamento al lavoro, aiutando le donne migranti a capire come funziona il mercato del lavoro in Italia.
Per l’Associazione Stella l’isolamento ha rappresentato la chiusura completa delle attività in quanto alle donne che hanno partecipato al progetto mancano anche i dati per la connessione telefonica quindi, è impossibile pianificare qualsiasi azione online.
Si sentono isolate a casa. Molte sono madri single con i loro figli, senza reddito e con i piccoli lavori informali che facevano. Non sanno cosa fare. I media bombardano di informazioni, ma sono ancora confuse perché molte di loro non parlano italiano”, ha spiegato Vedrana.

Una rete di solidarietà per aiutare le donne migranti in difficoltà durante la pandemia

Le Fate Onlus sviluppa progetti con donne e bambini, principalmente comunità di migranti a Verona. Cristina Cominacini, la coordinatrice de Le Fate, ha spiegato che la quarantena ha creato un impatto significativo sui loro servizi, poiché la maggior parte delle loro attività si basa sul contatto fisico. Hanno chiuso i loro uffici e il personale lavora da casa.
“Oltre a non sapere quando, quanto e come verremo pagate per il lavoro che stiamo facendo, è complicato organizzare attività online perché non tutte le donne hanno un PC o una buona connessione a internet. Non è la stessa cosa, per la relazione e per le cose che si possono fare”.
Le Fate cercano di aiutare le donne che hanno partecipato alle loro attività a rimanere in contatto il più possibile, scrivendo e chiamandole. Inoltre, ci sono alcuni educatori di questa organizzazione, che aiutano i bambini ad impegnarsi negli studi a casa, mentre le scuole italiane impartiscono lezioni online. Le Fate stanno aiutando anche le donne che si trovano in difficoltà economiche. “Possiamo fare rifornimento al Banco Alimentare ogni mese, quindi distribuiamo la spesa a chi ne ha bisogno. Questo mese abbiamo anche ricevuto un fondo di 1500 euro dal Mag (una società mutua per l’autogestione) con cui siamo nati, e collaboriamo molto.” Ha spiegato Cristina.

“Si sentono sole”. Sostegno alle vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale in Italia durante la pandemia

Iroko è un’organizzazione che aiuta le vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale a Torino.
L’isolamento ha creato un impatto significativo nel loro lavoro, e ora è difficile per loro mantenere i contatti con tutte le donne che sostengono.
“Abbiamo anche ricevuto lamentele da altre organizzazioni che ci chiedono assistenza per le donne che seguono. Anche loro sono in difficoltà. È molto più difficile fare rete. Ci sono storie di crescente violenza domestica, ma non siamo più in grado di seguire i casi come prima”, ha raccontato Ruby di Iroko Onlus.
Sandra Faith Erhabor è una scrittrice e mediatrice interculturale che lavora per aiutare le donne migranti ad accedere ai servizi locali e ad aiutare le vittime dello sfruttamento sessuale. Sviluppa anche diversi progetti culturali e letterari con le donne della Casa di Ramia. Come molte donne nigeriane, Sandra è arrivata in Italia con una falsa promessa di lavoro ed è quasi finita nella prostituzione. È riuscita a uscire da questo percorso e ora aiuta le donne in questa situazione.
“Chiedo loro come stanno, come si sentono. Le donne si sentono sole e mi raccontano tutti i loro problemi. La maggior parte di loro non ha cibo a casa. Alcune di loro hanno problemi di salute e il coordinatore contatta i servizi sanitari per fornire loro supporto sanitario”, spiega Sandra.
 
Oltre a questo lavoro, Sandra guida un gruppo di donne in collaborazione con la designer Margaret Enabulele. Stanno aiutando altre donne attraverso corsi di taglio e cucito. Prima della quarantena, si incontravano ogni settimana, e ora si incontrano online. “Facciamo artigianato a casa, usando WhatsApp, così non si sentiranno sole. Insegniamo loro come fare le loro mascherine. “
Juliana da Penha, giornalista fondatrice di Migrant Women Press
Leggi l’articolo originale completo all’indirizzo: https://migrantwomenpress.com/it/resilienza-durante-la-pandemia/
 

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *