denunce,  diritti

Il supporto legale alla Stazione Tiburtina non si è mai fermato

R. H., titolare di protezione umanitaria senza fissa dimora, è per noi simbolo di quella umanità dimenticata agli angoli del marciapiede, doppiamente vittima di questa crisi sanitaria. Arrivato da uno dei paesi del Medio Oriente stretto da anni nella morsa della guerra, è stato denunciato dalle autorità di polizia in quanto privo di una “giustificazione” a stare in strada. Lo abbiamo assistito, assieme a decine di persone prese in carico in questo periodo in cui i divieti di libera circolazione e di assembramenti hanno determinato un cambiamento radicale della vita di tutte e tutti.
L’attività del team legale di Pensare Migrante alla stazione Tiburtina non si è mai fermata nonostante i DPCM: qui abbiamo continuato ad offrire un’assistenza legale a chi è rimasto ai margini di questa quarantena, abbiamo incontrato decine di persone con richieste d’asilo pendenti, rinnovi di permessi bloccati, titoli di soggiorno in scadenza oppure scaduti. “Fantasmi”, per le Istituzioni, la cui vita si è completamente bloccata dal 9 marzo, subendo in questo lockdown le conseguenze peggiori dell’isolamento nel quale tutti noi siamo costretti da oltre un mese.
Nel periodo più duro di questa crisi sanitaria, caratterizzato dall’abbandono di migliaia di senza fissa dimora, abbiamo cercato di garantire informative e tutele legali per quanti sono costretti in questo limbo di attesa, aggravato da un rischio sanitario senza eguali.
La sospensione delle attività amministrative degli uffici pubblici, decretata dalle periodiche misure di contenimento, seppur giustificata ha reso ancora più vulnerabili i migranti, già vittime della precarietà della loro identità giuridica per le “ordinarie” lungaggini burocratiche. Una condizione sulla quale abbiamo tentato di intervenire con una continua campagna di informazione multilingue e agendo, dove possibile, con azioni giudiziarie. Come nel caso dei richiedenti asilo, le cui procedure “sospese” hanno reso impossibile il legittimo inserimento nei circuiti di accoglienza statali, oppure di chi invece non ha avuto la possibilità di rinnovare il proprio titolo di soggiorno, procedura oggi sospesa, la cui vita economica dipende dal lavoro nero e dallo sfruttamento, e per i quali gli attivisti di Pensare Migrante hanno fornito orientamento e accesso alle misure di welfare.
La disinformazione e la totale carenza di mediazione linguistica relativi alle misure di contenimento dal Covid-19, l’assenza di sostegno sanitario e legale sono state le più grosse lacune istituzionali che ci hanno indotto a riprogrammare la nostra attività.
La precarietà giuridica ed economica stanno mettendo a dura prova l’equilibrio psicofisico di centinaia di persone, che stiamo cercando di assistere poiché orfani di qualsivoglia intervento istituzionale.
Questo stato di emergenza, che si avvia purtroppo a diventare permanente, nel quale si sviliscono i più basilari valori di solidarietà sociale e di uguaglianza, condanna i migranti alla precarietà e alla invisibilità sociale. Uno scenario cui non ci dobbiamo arrendere, ma nel quale ci dobbiamo attrezzare per resistere.
Per la tutela dei diritti e della dignità di questa popolazione tra le più vulnerabili del Paese.
 

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *