Migranti climatici

#fridaysforfuture La crisi climatica perseguita e uccide come una guerra

Oggi gli studenti tornano in piazza per il clima, Pensare Pensare Migrante è al loro fianco.


Secondo l’Internal Displacement Monitoring Centre, solo nel 2018, 17,2 milioni di persone sono state costrette a lasciare la propria casa a causa di fenomeni naturali estremi. Persone provenienti per la maggior parte dal Sud del mondo, da Paesi già colpiti da sfruttamento e gravi crisi sociali: aree costiere divorate dal mare, entroterra già aridi divorati dal deserto, ecosistemi divorati dalla deforestazioni.
I cambiamenti climatici, la contaminazione e la distruzione degli ecosistemi pesano sulle popolazioni come una guerra: annientano le economie locali, separano le famiglie, uccidono, ma non solo.
Decine di attivisti per l’ambiente sono perseguitati e uccisi nei loro Paesi proprio per il loro impegno.
Un fenomeno globale dalle proporzioni sempre più incontenibili – il numero di persone coinvolte salirà infatti fino a 250 milioni entro il 2050 – con cui ogni Stato deve fare i conti oggi.
In Italia ad esempio, ben nove migranti su dieci che arrivano attraversando la rotta del mediterraneo provengono dall’area del Sahel, in cui la desertificazione si è aggiunta alla siccità togliendo ogni possibilità agli abitanti di quella zona di produrre cibo. Per questo è fondamentale difendere la libertà di movimento e combattere le cause dei cambiamenti climatici: garantire protezione alle persone che fuggono dalle conseguenze della crisi del clima significa non solo rispetto dei diritti umani, ma anche acquisizione di coscienza sull’impatto del riscaldamento globale al livello ambientale, sociale e comunitario.
Poiché per la Convenzione di Ginevra del 1951 la condizione di rifugiato può essere riconosciuta solo a chi attraversa una frontiera internazionale “a causa del timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per un’opinione politica”, l’unico istituto giuridico applicabile per le persone colpite da fenomeni ambientali è la protezione umanitaria. Questo significa che in assenza di un agente persecutore, che le cause ambientali non rappresentano, la libertà di movimento e il diritto alla protezione dei rifugiati dipendono dalla discrezionalità degli singoli Stati.
Proprio ciò che è accaduto in Italia, dove la protezione umanitaria è stata cancellata dai decreti sicurezza. Fortunatamente tra le novità introdotte dalla loro riforma lo scorso dicembre c’è anche il riconoscimento dei migranti climatici proprio grazie all’applicazione della protezione umanitaria reintrodotta dopo che l’ex Ministro degli Interni Matteo Salvini l’aveva cancellata.
Un passo importante che non cade dall’alto: l’impegno degli attivisti e delle attiviste ha avuto di nuovo un ruolo decisivo nell’ambito delle politiche territoriali di accoglienza e anche del riconoscimento della crisi climatica come problema comunitario. A Roma già tra il 2016 e il 2018 oltre 300 persone hanno avuto diritto alla protezione umanitaria per motivi legati alla crisi ambientale globale.
Pensare Migrante significa anche avere coscienza dell’impatto della crisi climatica sulle persone, combatterla e combattere per difendere e acquisire diritti: finché il diritto a vivere in un ambiente sicuro non sarà considerato un diritto umano, gli agenti che intervengono nella negazione di tale diritto non potranno essere considerati agenti “persecutori”, criterio necessario per conferire a una persona che li fugge per sopravvivere lo status di rifugiato e combattere quei fenomeni per superarli.
Oggi non domani.
Articoli, studi e istituti di riferimento:
https://www.ecologica.online/…/litalia-riconosce-i…/
https://www.internal-displacement.org/
https://iopscience.iop.org/journal/2515-7620
https://www.legambiente.it/…/dossier_profughi

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