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Diritto alla protezione speciale: un passo avanti

Il Tribunale di Roma riconosce il diritto alla protezione speciale del Questore ad un cittadino guineano: un passo in avanti nell’applicazione del DL 130/2020.

Qui lo stralcio dell’ordinanza.

Un piccolo passo avanti contro le dispotiche prassi attuate dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma, avallate da una singolare circolare ministeriale che aveva disposto la disapplicazione della norma più importante varata nell’ultimo anno con il DL 130/20, che in una certa misura reintroduce la ex-protezione umanitaria che il nostro T.A., cittadino della Guinea, aveva perso grazie ai Decreti Sicurezza emanati nel 2018 dall’allora Ministro Matteo Salvini.

Oseremo dire, un risarcimento danni dovuto, per il maltolto che T. ha dovuto subire a causa di una legge scellerata e di pura propaganda.

Abbiamo conosciuto T. proprio così, nel contesto di una condizione di irregolarità sopravvenuta per il rifiuto del suo permesso di soggiorno per motivi umanitari, riconosciutogli nel lontano 2014 e che aveva sempre rinnovato fino a quel momento. Una protezione dovuta alla minore età al momento del suo ingresso in Italia e ai trattamenti subiti nell’inferno libico. Non è servito neanche il ricorso avverso tale rigetto, che nel contesto normativo dell’epoca non lasciava molto scampo. E così, con un rigetto dopo l’altro, T. era diventato un fantasma, costretto a lavorare nei campi del Sud in nero e senza alcuna tutela legale e sanitaria, anche durante tutta la pandemia, che ha vissuto ai margini come tanti e tante nelle nostre città. Neanche la famosa “sanatoria” ha potuto cambiare il suo destino di irregolare, rigettata alla fine dell’estate del 2020 per carenza di requisiti. Ma la sanatoria non avrebbe dovuto essere il salvagente per chi, come lui, era stato vittima di un sistema che il governo Conte bis voleva cambiare?

Per lui, come per tanti, questa ennesima lotteria non ha portato a niente.

Cosi con l’emanazione del DL 130 e l’inversione di rotta del governo, che ha voluto se non eliminare, almeno profondamente modificare i decreti sicurezza che avevano cancellato oltre 200mila protezioni umanitarie, ci è sembrata un’ancora di salvezza alla quale, come ultima chance per T., ci siamo voluti aggrappare.

A marzo 2021, abbiamo presentato l’istanza di protezione speciale diretta al Questore. Prontamente, l’Ufficio Immigrazione di Roma ha risposto, non volendola recepire e rigettandola, non rilevando alcun elemento di fondata integrazione. Sette anni in Italia, una buona conoscenza della lingua, un legame ormai inconsistente con il Paese di origine e, invece, uno forte con la comunità di questo Paese non sono bastati a decretare per T. una condizione di inespellibilità, come sancito dalla novella normativa del 2020, a concedere la protezione speciale diretta del Questore ai sensi dell’art 19 c. 1.2, che richiama in modo inequivocabile l’art 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

Abbiamo per questo presentato un ricorso urgente al Tribunale di Roma, che finalmente il 21 giugno ha messo la parola fine alle agonie di T , restituendogli la dignità di essere umano, non più un numero da espellere. “L’art. 19, comma 1.1, come sostituito dall’art. 1, comma 1, lett. e), n. 1), del d.l. n. 130 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 173 del 2020, consente la valorizzazione dei percorsi di inserimento compiuti dal cittadino straniero sul territorio nazionale. In questa prospettiva riveste un rilievo significativo l’integrazione lavorativa che, di regola, contribuisce alla nascita e allo sviluppo di relazioni sociali, fattore anch’esso indicativo dell’esistenza di un legame effettivo con il paese di accoglienza. Va, infatti, sottolineato che il rapporto instaurato dal soggetto immigrato con la comunità può essere ricondotto alla nozione di “vita privata” di cui all’articolo 8 della Cedu (Corte europea diritti dell’uomo Sez. I, Sent., (ud. 22/01/2019) 14-02-2019, n. 57433/15; Ü. c. Paesi Bassi [G.C.], n. 46410/99, § 59, CEDU 2006-XII)” dichiara il Giudice richiamando così il profondo valore di questo istituto normativo per il quale aggiunge “l’indicazione di uno specifico rito destinato alla cognizione delle questioni inerenti alle ipotesi richiamate dalla norma – tra cui figura il rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale – indica che la Questura è competente a decidere su tali istanze”.

Giustizia è fatta e, con il nostro lavoro e con il prezioso impegno del nostro avvocato Ferrara, che ringraziamo, ci auguriamo di aver dato un contributo all’applicazione di questa normativa nell’ambito della campagna #paradossoallitaliana, di cui potrebbero beneficiare oltre 200mila persone vittime del decreto Salvini, ma che sfortunatamente si stanno scontrando con chi questo diritto lo boicotta.

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