denunce,  diritti

Riconosciuti i danni per il “patema d’animo” sofferto dal richiedente asilo.

Le sofferenze inflitte ai rifugiati sono incalcolabili, ma è giusto che chi le causa paghi. Una piccola grande vittoria del nostro lavoro di supporto legale.
Il Giudice della Corte di Appello di Roma ha riconosciuto un danno non patrimoniale di 3.000 euro che il Ministero dell’Interno dovrà esborsare per le pessime prassi adottate dalla Prefettura di Roma e dalla Questura di Roma. Prassi che hanno violato i diritti e la dignità del ricorrente al quale era stato ostacolato l’accesso alla procedura d’asilo e che tutt’oggi è privato dell’accoglienza.
Una sentenza importante della Corte d’Appello di Roma che ha inoltre definitivamente delegittimato l’automatismo adottato da molte questure nel dichiarare inammissibili le richieste reiterate di protezione internazionale presentate nelle more dell’esecuzione di un provvedimento di espulsione.
“L’automatismo tra domanda reiterata e sua inammissibilità non è infatti previsto sic et simpliciter dalla legge”- chiarisce il giudice- “senza cioè l’esercizio di alcun potere discrezionale dell’Amministrazione”, chiarendo in modo inequivocabile che “la norma non attribuisce alcun potere di esame alla Questura, che è quindi tenuta in ogni caso a riceverla” (la richiesta reiterata ndr).
Una giusta sentenza perché sancisce il diritto di accoglienza per tutti anche con richiesta reiterata quando il Giudice riconosce che: “una volta impossibilitato a presentare l’istanza reiterata, richiedente non ha potuto (…) soggiornare nelle strutture di prima accoglienza di cui all’art. 9 ed 11 d.lgs. 142/2015”.
Un punto dirimente per le decine se non centinaia di richiedenti asilo esclusi dal sistema di accoglienza che la sentenza chiarisce e senza distinzioni quando afferma che “lo stesso art. 14 IV comma del medesimo decreto legislativo assicura, al richiedente privo di mezzi sufficienti a garantire una qualità di vita adeguata, le misure di accoglienza per la durata del procedimento di esame della domanda dinanzi alla Commissione; misura di accoglienza anch’essa preclusa all’odierno appellante, perlomeno nel lasso di tempo di cui ora si dirà”.
Un risultato che, ci teniamo a dirlo, ha premiato la tenacia dell’istante, che ha dovuto attendere due anni affinché giustizia fosse compiuta, raggiunto grazie alla straordinaria collaborazione tra le associazioni che hanno assistito il richiedente asilo e lo studio legale, finalizzata a poter evidenziare la “frustrazione e lesione della propria dignità” riscontrata dal giudice nel quantificare il danno morale.

Qui la sentenza della Corte d’Appello di Roma

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Damages granted for the “anguish” suffered by asylum seekers.

The suffering inflicted on refugees is incalculable, and it is right and fair that those who cause it should pay. A great little victory for our legal support work.

The Judge of the Court of Appeal of Rome has sentenced a non-pecuniary damage of 3,000 euros that the Ministry of the Interior will have to pay for the bad practices adopted by the Prefecture of Rome and the Rome Police Headquarters, practices which have violated the rights and dignity of the applicant who had been prevented from accessing the asylum procedure, and who is still being deprived reception rights.

This is an important ruling by the Court of Appeal of Rome which has also definitively de-legitimized the automatism adopted by many police stations in declaring unacceptable the repeated requests for international protection, pending the execution of an expulsion order.

“The automatism between the reiterated application and its inadmissibility is not in fact provided for “sic et simpliciter by the law” – clarifies the judge – “without the exercise of any discretionary power of the Administration”, clarifying unequivocally that “the law does not attribute power of examination to Police Headquarters, which is therefore required to receive it in any case “(the repeated requested – author’s note).

This is a just sentence because it establishes the right of reception for everyone, even with a repeated request, when the Judge sanctions that: “once the applicant was unable to present the repeated request, it was impossible (…) to stay in the first reception facilities referred to in art . 9 and 11 of Legislative Decree 142/2015 “.

A decisive point for the dozens, if not hundreds, of asylum seekers excluded from the reception system that the sentence clarifies without distinction when it states that “the same article 14, paragraph IV of the same legislative decree guarantees the applicant lacking sufficient means an adequate quality of life and reception measures for the duration of the examination procedure of the application before the Commission; reception measures were also precluded to today’s appellant, at least in the time frame which will now be discussed “.

It is a result that, we would like to assert, rewards the tenacity of the case, which had to wait two years for justice to be fulfilled, and was achieved thanks to the extraordinary collaboration between the associations that assisted the asylum seeker and the law firm, aimed at being able to highlight the “frustration and damage to one’s dignity” verified by the judge when quantifying the moral damage.

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